Una scelta di... "scrittura"


Salve a tutti, oggi comincia la mia fase di "sperimentazione" sul blog. 
Ho deciso di trattare un argomento a me caro, che davvero mi fa immergere nel discorso quando ne parlo con altri: la lingua sarda. Numerose volte ho trattato l'argomento, anche facendo alcune proposte non propriamente da "appassionato" di sardo, addirittura uno dei miei articoli è stato pubblicato su un giornale del Sulcis Iglesiente (questo il link all'articolo "Cale sardu? Su sardu!"), il che mi ha fatto molto piacere. Mi sono riavvicinato alla mia lingua materna (pari all'italiano) prima dell'evoluzione del mio pensiero politico, soprattutto grazie alla musica. Da lì ho imparato a capire un po' anche i dialetti non "campidanesi", e, cercando sul web, ho trovato tanto materiale per imparare, finalmente, a scrivere in sardo. Quando ho aperto il blog non lo sapevo ancora scrivere, ed infatti, per decenza, ho evitato di storpiare la lingua, scrivendo esclusivamente in italiano (il primo post, del 2015 in realtà è bilingue, ma si può vedere come non avessi per niente confidenza con il sardo scritto). 
Prima di tutto ho imparato a scrivere nel mio dialetto, il cagliaritano (con influenze da paesi come Dolianova e Escalaplano), acquisendo anche nuovi termini (ad oggi, il mio vocabolario purtroppo continua a non essere ricchissimo). Chiaramente l'avvicinarsi al sardo scritto mi ha fatto domandare se esistesse uno standard (come nel caso di tutte le lingue ufficiali del pianeta). Ebbene, non ho avuto difficoltà a trovarlo, addirittura la Regione Autonoma della Sardegna lo utilizza, e si chiama LSC (Limba Sarda Comuna). Leggendo qua e la, trovando un po' di materiale, ho imparato ad utilizzare questo standard. La cosa che balza all'occhio nell'immediato è la vicinanza dello standard alle forme dialettali del Logudoro (come si usa fare, erroneamente, il sardo viene diviso in campidanese e logudorese, ma queste due macrovarianti in realtà non hanno senso di esistere, così denominate), e, a pensarci bene, non è del tutto falsa come cosa. Fatto sta che continuando a fare ricerche sullo standard ho trovato altro materiale, con proposte di alcuni linguisti. Prendendo spunto da quelle proposte, ho "modificato" la LSC (senza demolirla, e utilizzando termini che realmente esistono, e sono in uso nella parlata) aggiungendo delle caratteristiche più "campidanesi" (qui il mio articolo sulle proposte, non lontane da quelle fatte dai linguisti "Is propostas"). Il risultato è visibile negli articoli dell'ultimo anno, scritti appunto con quello che chiamo "lo standard". A tanti ha fatto storcere il naso, non tanto lo standard in se, ma il fatto che scrivessi in una forma che non fosse il mio dialetto. Quando ho aperto il blog, come già detto, non avevo idea di come si scrivesse in sardo, ma appena ho acquisito le norme basilari, e un po' di confidenza, decisi di dover scrivere in uno standard, e non nel mio dialetto, prima di tutto per evitare discorsi del tipo "ma noi il tuo dialetto non lo capiamo" (anche se sono arrivati ugualmente), e poi perché, secondo me, la standardizzazione della lingua è un passo fondamentale per la salvezza di quest'ultima. Senza uno standard sarà difficile insegnare un sardo "uguale" nelle scuole di tutta la Sardegna (pur mantenendo le forme dialettali del parlato). 
La mia scelta di scrivere in standard è dunque collegata a questo, a volte è capitato di scrivere nel mio dialetto, ma la linea rimane la stessa.
Mi perdonerete se ho scritto questo solo in italiano, ma (non vi mento), ho pensato questo articolo in italiano, e non voglio tradurlo in sardo (di solito faccio l'opposto, penso e scrivo l'articolo in sardo per poi  tradurlo). 
P.s. mi impegnerò tantissimo per utilizzare il sardo anche nella parlata, cosa che faccio più di prima, ma non ancora in maniera sufficiente.

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